Tualis, 300 metri di dislivello sopra il rifugio Chiadinas. Il sole cala dietro i crinali e per qualche minuto le montagne diventano una successione di quinte dolomitiche: sei, sette piani di montagne che sfumano dai toni freddi del bosco in primo piano fino al giallo immateriale dell'orizzonte. Poi accade la cosa che speri sempre: un fascio di luce taglia la foschia in diagonale e scende a valle.
Sul piano tecnico: Fuji GFX 100S con il 100-200 f/5,6, esposizione a f/9 e 1/80 di secondo a 100 ISO. Ho esposto per le alte luci, accettando che i primi piani scivolassero in una penombra ancora leggibile. È il controluce a fare il lavoro: la prospettiva aerea separa i piani, il raggio diagonale contrasta le linee dei crinali e il versante scuro in basso a destra ancora tutto, evitando che l'immagine evapori nel chiarore.
Ma la verità è che qui la tecnica conta fino a un certo punto. Certe sere la luce attraversa il paesaggio e te ne resti lì, in silenzio: basta premere il pulsante di scatto al momento giusto.
Un pensiero infine per chi mi legge: mi scuso per la lunga assenza da queste pagine e dalla fotografia in generale. È un periodo di grande intensità, tra la promozione del mio libro, alcune serate in giro, la preparazione di alcune multivisioni che vedrete a settembre, mille altri impegni e alcuni imprevisti, e mi sono concesso una breve pausa. Per fortuna gli amici Giuliano, Lorenzo e i due Paolo mi hanno trascinato di peso al rifugio Chiadinas, sopra Comeglians. Avevano ragione loro: ogni tanto bisogna lasciare che sia la montagna a rimettere le cose in ordine.