Autore Topic: provocazione  (Letto 451 volte)

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Ottobre 15, 2019, 04:52:15 pm
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Vorrei sottoporvi un quesito, senza malizia ma per capire.... La domanda ovvia è naturalmente quale delle due immagini vi piace di più?
.... sollecitato da una risposta del sempre interessante amico Fede Indri su una mia citazione in FB di ansel Adams...vi chiedo di motivare la vostra risposta non solo tenendo conto del puro vostro giudizio estetico da fotografi ma essendo informati e sapendo che una delle due foto mi è costata un weekend di fatica, una levataccia infame, molti chilometri in auto, circa 100 euro di spese varie vitto/alloggio/carburante, la sopportazione della mia famiglia etc. oltre alla mia rimarchevole  :OO: conoscenza delle abitudini dei cornuti in questione, del territorio e un bel po' di fattore c.  e l'altra solo mezzora d'auto e un bicchiere di vino con un gentile amico che mi ha aiutato.
Attendo curioso le vostre risposte, vi prego non scontate e neppure troppo ovvie :) ma senza prendere la cosa troppo sul serio e che nessuno s'offenda ;)


Ottobre 15, 2019, 05:47:07 pm
Risposta #1

Caro Lorenzo comprendo bene il tuo discorso e sicuramente tutte i tuoi scatti sono frutto di sacrifici, si nota pure tutta la passione e la sensibilità in tutti i tuoi scatti, io la prima la trovo stupenda con il bramito del cervo e al suo fianco le femmine, la seconda da la sensazione di starci più a casa sua e tu che entri in punta di piedi e catturi l' istante prima che svanisca tra gli alberi, quindi l occhio punta sulla prima, ma a sensazione la seconda fa percepire qualcosa di più profondo, ora non sò se mi so spiegare è qualcosa che mi dice il suo sguardo. Comunque la levataccia la farei volentieri e avrei diviso volentieri l emozione, e quella te la porterai sempre dentro di tè e sicuramente l' immagine più bella, complimenti Lorenzo. :ciao:


Ottobre 15, 2019, 06:01:07 pm
Risposta #2
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Caro Lorenzo comprendo bene il tuo discorso e sicuramente tutte i tuoi scatti sono frutto di sacrifici, si nota pure tutta la passione e la sensibilità in tutti i tuoi scatti, io la prima la trovo stupenda con il bramito del cervo e al suo fianco le femmine, la seconda da la sensazione di starci più a casa sua e tu che entri in punta di piedi e catturi l' istante prima che svanisca tra gli alberi, quindi l occhio punta sulla prima, ma a sensazione la seconda fa percepire qualcosa di più profondo, ora non sò se mi so spiegare è qualcosa che mi dice il suo sguardo. Comunque la levataccia la farei volentieri e avrei diviso volentieri l emozione, e quella te la porterai sempre dentro di tè e sicuramente l' immagine più bella, complimenti Lorenzo. :ciao:
Non posso non condividere, parola per parola, il ragionamento di Claudia, però non posso prescindere da una valutazione tecnica dell'immagine e pertanto, anche se so di deluderti, preferisco la prima.  :ciao:


Ottobre 15, 2019, 06:03:46 pm
Risposta #3
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Caro Lorenzo comprendo bene il tuo discorso e sicuramente tutte i tuoi scatti sono frutto di sacrifici, si nota pure tutta la passione e la sensibilità in tutti i tuoi scatti, io la prima la trovo stupenda con il bramito del cervo e al suo fianco le femmine, la seconda da la sensazione di starci più a casa sua e tu che entri in punta di piedi e catturi l' istante prima che svanisca tra gli alberi, quindi l occhio punta sulla prima, ma a sensazione la seconda fa percepire qualcosa di più profondo, ora non sò se mi so spiegare è qualcosa che mi dice il suo sguardo. Comunque la levataccia la farei volentieri e avrei diviso volentieri l emozione, e quella te la porterai sempre dentro di tè e sicuramente l' immagine più bella, complimenti Lorenzo. :ciao:
Grazie mille cara Claudia sei la prima a rispondere e per il tuo commento che apprezzo, ancora di più, conoscendo la passione che metti nei tuoi scatti di natura.


Ottobre 15, 2019, 06:13:12 pm
Risposta #4
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Non posso non condividere, parola per parola, il ragionamento di Claudia, però non posso prescindere da una valutazione tecnica dell'immagine e pertanto, anche se so di deluderti, preferisco la prima.  :ciao:
Lucio, grazie  mille della tua opinione e non mi deludi per nulla, anzi...sono molto interessato alle vostre opinioni e ai ragionamenti relativi ad essa..


Ottobre 15, 2019, 06:42:33 pm
Risposta #5

Non ho letto il post su fb se riesco lo cercherò stasera.
La prima diciamo perfetta in tutto, animali molto tranquilli ecc. ........ foto da esibire.
la seconda seppur non impeccabile come la prima per me ha ha un'altro sapore; io la definirei "into the wild" lo hai beccato nel suo ambiente e la soddisfazione è immensa ma purtroppo chi dovrà valutare le due foto darà sempre la preferenza alla prima.
 :ciao:


Ottobre 15, 2019, 06:52:15 pm
Risposta #6
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Sono perfettamente d'accordo con Ermes. La prima è bella, da mostra, da calendario, ma si nota troppo il prato curato e la tranquillità del branco, quindi in questo caso per onestà intellettuale  il fotografo dovrebbe specificare che l'ambiente era controllato.
La seconda si vede che è stata fatta nella Wilderness, e trasmette pure un po' della emozione che hai certamente provato per l'incontro, chiaramente anche senza la ... nota spese.  :sarcastic:  :ciao:
Alvaro, la questione non è "ambientecontrollato o meno"....ti piace e basta o il racconto ti influenza? E questo può valere per ogni genre fotografico, natura o reportage di guerra che sia ....
« Ultima modifica: Ottobre 15, 2019, 07:25:02 pm da logott »
Alvaro


Ottobre 15, 2019, 07:23:02 pm
Risposta #7
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Non ho letto il post su fb se riesco lo cercherò stasera.
La prima diciamo perfetta in tutto, animali molto tranquilli ecc. ........ foto da esibire.
la seconda seppur non impeccabile come la prima per me ha ha un'altro sapore; io la definirei "into the wild" lo hai beccato nel suo ambiente e la soddisfazione è immensa ma purtroppo chi dovrà valutare le due foto darà sempre la preferenza alla prima.
 :ciao:
Ermes, hai centrato la faccenda e sei dentro al problema, hai risposto come se le foto le avessi fatte/vissute/tu e sapendo che conosci bene la faccenda ..hai risposto come mi aspettavo ;) più emozione e meno critica fotografica. Il tuo è in fondo lo stesso approccio che ho io e che in fondo è sbagliato ma nello stesso tempo è giusto solo per noi


Ottobre 15, 2019, 07:38:04 pm
Risposta #8
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Carissimo Lorenzo, io non so quale sia la citazione su FB, comunque ho deciso di raccogliere la provocazione, anche se ovviamente non potrò darti un giudizio tecnico visto che ancora sono una "Pippa". Il tuo Maschio Alfa e quello che può sembrare timido nel suo ambiente, sono decisamente due aspetti belli ed interessanti.
Io non so quale delle due può essere stata fatta in "Un tranquillo Weekend di paura" oppure dietro casa, credo che comunque sia la tua emozione e quello che tu vuoi trasmettere quando guardi e catturi...quello che conta. :ciao:
Grazie Lori del tuo commento :) apprezzo il tuo punto di vista e condivido la tua visione sulle emozioni….
« Ultima modifica: Ottobre 16, 2019, 07:35:39 am da logott »


Ottobre 15, 2019, 08:59:17 pm
Risposta #9

Il tuo è in fondo lo stesso approccio che ho io e che in fondo è sbagliato ma nello stesso tempo è giusto solo per noi
Io non direi sbagliato, prima di giudicare una foto bisogna riuscire a capire il lavoro che c'è dietro osservandola attentamente ma purtroppo non è da tutti; i fattori che determinano la riuscita di un ottimo scatto di animali sono tantissimi.
Molti preferiscono postare foto costruite anziché quelle diciamo wild......
Purtroppo lo sai meglio di me che se non sei in ambiente controllato, in capanno o a pagamento su qualche jeep lo scatto della vita con gli animali lo riesci a fare solo per un gran colpo di "culo" .
Due anni fa dopo ore di appostamento quando un maschio solitario si stava avvicinando ad un harem e avrebbe potuto combattere con il dominante ecco spuntare tre imbecilli con la macchina fotografica in mano ed inseguirli........
Per fortuna non avevo fra le mani un Barrett 12,7  :ops: ma solo un 500 con duplicatore.


Ottobre 16, 2019, 12:15:09 am
Risposta #10
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Non ho idea di dove siano state fatti, ma per me questi 2 scatti assieme sono l'emblema della differenza che passa tra chi cerca scorciatoie in ambienti controllati e/o oasi in capanni, e chi invece preferisce sudarsi gli scatti da solo e soprattutto vivere la natura per quello che è realmente.
A me darebbe molta più soddisfazione la seconda ma sono puri punti di vista e la cosa è assolutamente soggettiva.
f/8 and be there


Ottobre 16, 2019, 07:42:06 am
Risposta #11
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Non ho idea di dove siano state fatti, ma per me questi 2 scatti assieme sono l'emblema della differenza che passa tra chi cerca scorciatoie in ambienti controllati e/o oasi in capanni, e chi invece preferisce sudarsi gli scatti da solo e soprattutto vivere la natura per quello che è realmente.
A me darebbe molta più soddisfazione la seconda ma sono puri punti di vista e la cosa è assolutamente soggettiva.
Buongiorno Boris, vedo che anche tu ti approcci al giudizio dell'immagine attraverso l'etica fotografica :) . Credo sia fuor di dubbio che le foto sono assolutamente diverse e una rispetta perfettamente i canoni compositivi, è emotivamente coinvolgente, c'è la storia e anche tecnicamente è migliore. L'altra in teoria è sbagliata in tutto, ma anche tu la preferisci perché sai riconoscere la storia della sua costruzione ….


Ottobre 16, 2019, 12:04:36 pm
Risposta #12
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Ciao Lorenzo.
Dopo aver seguito con interesse la discussione, premettendo che tutti i punti di vista esternati sono condivisibili, torno sull’argomento, poiché mi accorgo di essermi espresso in termini troppo sintetici (questo è un mio difetto) e desidero pertanto chiarire meglio il mio pensiero.
Ribadisco il concetto che nella valutazione di una foto valuto principalmente l’aspetto tecnico, ma ovviamente è anche importante l’aspetto emozionale che la stessa mi trasmette. Non cerco quasi mai di immaginare il contesto in cui la stessa è stata realizzata, perché un approccio di questo genere potrebbe essere fuorviante.
A tale proposito, riferendomi alle foto in esame, a titolo esemplificativo, e qui ti prego di non fraintendermi, mi viene in mente un’area recintata della Val Badia, collocata tra Pedraces e La Villa, dove pascola un nutrito numero di cervi, e dove non ho mai eseguito alcun scatto, perché questo genere di scatti non mi regala alcuna soddisfazione.
Nella parte alta del recinto c’è una zona boschiva dove sarebbe facile eseguire uno scatto analogo a quello da te realizzato, e sarebbe altrettanto facile ottenere uno scatto tecnicamente perfetto.
Sfiderei a questo punto chiunque a riconoscere il tipo di ambiente in cui il cervo stazionava.
Per concludere, ritengo che solo chi ha scattato la foto ha evidenza di cosa ci sta dietro: il contesto nel quale la stessa è stata realizzata, le difficoltà logistiche ed  operative, i tempi di attesa, e cento altri paramenti, per cui, indipendentemente dall’aspetto puramente tecnico, può sentirsi a piena ragione gratificato.
La conoscenza di detto contesto non è però patrimonio dell’osservatore, e questi sono i motivi che stanno alla base del mio giudizio precedentemente espresso.


Ottobre 16, 2019, 01:22:51 pm
Risposta #13
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Per concludere, ritengo che solo chi ha scattato la foto ha evidenza di cosa ci sta dietro: il contesto nel quale la stessa è stata realizzata, le difficoltà logistiche ed  operative, i tempi di attesa, e cento altri paramenti, per cui, indipendentemente dall’aspetto puramente tecnico, può sentirsi a piena ragione gratificato.
La conoscenza di detto contesto non è però patrimonio dell’osservatore, e questi sono i motivi che stanno alla base del mio giudizio precedentemente espresso.
[/quote]
Lucio sei stato chiarissimo. Grazie ancora del tuo parere :)


Ottobre 16, 2019, 06:30:49 pm
Risposta #14
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Per capirci, la citazione che si riferisce Lorenzo è quella famosa di A. Adams che “La fotografia è come una barzeletta…” e che io trovo un po’ superata e non più attuale. Anche se è vero che quando una fotografia è “Bella”(soggettivo) e anche “Buona” (oggettivo) non ci sono discorsi che tengono, ma la cosa è abbastanza difficile.
La foto che ho postato è un chiaro esempio di quello che voglio dire e che penso. E’ un ritratto di un signore anziano in una posa solenne, quasi da mezzo busto marmoreo, ma incredibilmente con gli occhi chiusi. A questo punto verrebbe da pensare che si tratti di uno “scarto”, quel signore è rimasto abbagliato per un attimo dalle luci del fotografo. Meglio provare un altro scatto. Poi leggendo i manuali della fotografia di ritratto, dicono tutti che gli occhi sono fondamentali, devono essere a fuoco, la sclera bianca, ecc. insomma un’immagine sbagliata. Attenzione però, se voi siete informati, conoscete attraverso l’autore, che quello è il ritratto di Jean Sibelius, celebre compositore di musica classica finlandese, ha scritto diverse sinfonie e musica di vario ordine. Molto prolifero per ispirazione compositiva fino ad una certa età, poi improvvisamente la sua vena si è esaurita completamente, al punto di non scrivere più uno spartito, niente, per molti decenni, fino alla morte. Si ritirò in campagna e condusse una vita solitaria, assieme alla moglie. Lontano da ogni mondanità si chiuse in se stesso. Quando Yousuf Karsh, uno dei più grandi fotografi ritrattisti di tutta la storia della fotografia, riusci a contattarlo gli fece diversi scatti, ma in ultimo scelse come quello più riuscito, e anche il più vero, questo con gli occhi chiusi. In effetti rappresenta molto la vita di Sibelius. Quegli occhi chiusi dicono tutto il suo spegnersi. Ecco come potete vedere, da uno scatto che se visto al volo o solo tecnicamente può apparire uno scarto, una foto non riuscita. Mentre dopo il racconto, a conoscenza della biografia di Sibelius, diventa una fotografia GENIALE. Cambia tutto.
Così anche le tue foto, Lorenzo, cambiano le loro caratteristiche prima e dopo aver raccontato la loro genesi. Quindi per concludere, se noi vediamo la fotografia come mezzo espressivo, secondo me è possibile spiegare, raccontare, descrivere attraverso una didascalia l’idea, l’intenzione dell’autore, questo aiuta e completa la comunicazione. Spero di essermi spiegato, quindi non dobbiamo avere paura di raccontare come è stata ideata, vissuta e che cosa ci riproponiamo attraverso essa, anche se è spiegata può essere bella lo stesso.


Ottobre 17, 2019, 07:45:45 am
Risposta #15
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.....Quindi per concludere, se noi vediamo la fotografia come mezzo espressivo, secondo me è possibile spiegare, raccontare, descrivere attraverso una didascalia l’idea, l’intenzione dell’autore, questo aiuta e completa la comunicazione. Spero di essermi spiegato, quindi non dobbiamo avere paura di raccontare come è stata ideata, vissuta e che cosa ci riproponiamo attraverso essa, anche se è spiegata può essere bella lo stesso.
[/quote]


Buongiorno Federico, ti ringrazio per aver commentato e credo che la tua risposta possa chiudere il cerchio dal punto in cui questa interessante discussione ha avuto inizio. Detto questo, come ben sai io corredo sempre le mie immagini da una descrizione, alle volte anche troppo prolissa, semplicemente perché questo descrivere fa parte del mio racconto quanto l'immagine stessa. Quindi su questo punto, per motivi diversi, siamo sulla stessa linea. Credo anche, che quando un immagine è veramente bella e forte non abbia bisogno di spiegazioni e debba parlare da sola, senza intermediazioni.


Ottobre 17, 2019, 09:26:36 am
Risposta #16
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concordo con Federico, ma c'è un importante distinguo:

uno è un racconto sul soggetto della foto: "gli occhi chiusi perchè ha smesso di produrre musica"  che impreziosisce il ritratto e lo rendono un grande ritratto

l'altro è un racconto sul fotografo: "ho faticato molto a fare questa foto e l'altra è stato molto facile" (non so se cito correttamente ma non è quello il punto) - che non impreziosiscono la storia del soggetto.

sono due didascalie diverse che danno messaggi diversi

inoltre le foto di Karsh sono tutte tecnicamente perfette, quindi la chiave di lettura non inflenza la qualità dell'immagine, mentre nelle due proposte sul cervo la valutazione da fare è anche tecnica (comparazione tra le due) e sposta la bilancia su una o sull'altra

personalmente la parte etica e di fatica credo sia un approccio personale, un parallelo nel mondo non naturalistico è: fotografare una modella in cui un altra persona mette in posa la ragazza e gestisce le luci per noi o piazzare le luci e gestire le pose e la dinamica della modella da soli, sono due attività completamente diverse - come fotografare in "ambiente controllato" o gestire noi la giornata in mezzo al bosco e prenderci la responsabilità dell'appostamento etc..

ma in fondo, siamo qua per divertirci, che ognuno si diverta come preferisce..  :sarcastic: :ciao:
"La miglior attrezzatura per fare una foto è... quella che hai con te.. " - Joe Mc Nally

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Ottobre 17, 2019, 09:46:25 am
Risposta #17
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La fotografia è sempre finzione (cambio di ottiche, bianco e nero, sfocato, tutto a fuoco, e così via fino a domani).
Ogni sua accezione è legittima. E dal punto di vista estetico non conta quanta fatica e quanto impegno ci metti, conta solo se è riuscita. Dal punto di vista documentaristico conta invece di più quello che sei riuscito a raccontare che quello che mostri.
Insomma, la fotografia è una rappresentazione come quella pipa che non è una pipa. Amen :ciao:
Luigino

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«Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta, se devi spiegarla vuol dire che non è venuta bene» - Ansel Adams


Ottobre 17, 2019, 10:41:54 am
Risposta #18

La fotografia è sempre finzione (cambio di ottiche, bianco e nero, sfocato, tutto a fuoco, e così via fino a domani).
Ogni sua accezione è legittima. E dal punto di vista estetico non conta quanta fatica e quanto impegno ci metti, conta solo se è riuscita. Dal punto di vista documentaristico conta invece di più quello che sei riuscito a raccontare che quello che mostri.
Insomma, la fotografia è una rappresentazione come quella pipa che non è una pipa. Amen :ciao:

Concordo parola per parola.
Ovviamente non è detto che la foto più sudata sia anche quella esteticamente più riuscita (e spesso in natura è proprio così). L'importante è essere consapevoli di ciò che si fa e soprattutto divertirsi!!
Personalmente le foto in ambiente controllato e da capanno in oasi con animali pasturati non regalano grandi emozioni nell'eseguirle..rimane il fatto che spesso sono quelle con risultato "a colpo sicuro" o quasi!!

:ciao:
Matteo


Ottobre 17, 2019, 11:30:22 am
Risposta #19
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Per capirci, la citazione che si riferisce Lorenzo è quella famosa di A. Adams che “La fotografia è come una barzeletta…” e che io trovo un po’ superata e non più attuale. Anche se è vero che quando una fotografia è “Bella”(soggettivo) e anche “Buona” (oggettivo) non ci sono discorsi che tengono, ma la cosa è abbastanza difficile.
La foto che ho postato è un chiaro esempio di quello che voglio dire e che penso. E’ un ritratto di un signore anziano in una posa solenne, quasi da mezzo busto marmoreo, ma incredibilmente con gli occhi chiusi. A questo punto verrebbe da pensare che si tratti di uno “scarto”, quel signore è rimasto abbagliato per un attimo dalle luci del fotografo. Meglio provare un altro scatto. Poi leggendo i manuali della fotografia di ritratto, dicono tutti che gli occhi sono fondamentali, devono essere a fuoco, la sclera bianca, ecc. insomma un’immagine sbagliata. Attenzione però, se voi siete informati, conoscete attraverso l’autore, che quello è il ritratto di Jean Sibelius, celebre compositore di musica classica finlandese, ha scritto diverse sinfonie e musica di vario ordine. Molto prolifero per ispirazione compositiva fino ad una certa età, poi improvvisamente la sua vena si è esaurita completamente, al punto di non scrivere più uno spartito, niente, per molti decenni, fino alla morte. Si ritirò in campagna e condusse una vita solitaria, assieme alla moglie. Lontano da ogni mondanità si chiuse in se stesso. Quando Yousuf Karsh, uno dei più grandi fotografi ritrattisti di tutta la storia della fotografia, riusci a contattarlo gli fece diversi scatti, ma in ultimo scelse come quello più riuscito, e anche il più vero, questo con gli occhi chiusi. In effetti rappresenta molto la vita di Sibelius. Quegli occhi chiusi dicono tutto il suo spegnersi. Ecco come potete vedere, da uno scatto che se visto al volo o solo tecnicamente può apparire uno scarto, una foto non riuscita. Mentre dopo il racconto, a conoscenza della biografia di Sibelius, diventa una fotografia GENIALE. Cambia tutto.
Così anche le tue foto, Lorenzo, cambiano le loro caratteristiche prima e dopo aver raccontato la loro genesi. Quindi per concludere, se noi vediamo la fotografia come mezzo espressivo, secondo me è possibile spiegare, raccontare, descrivere attraverso una didascalia l’idea, l’intenzione dell’autore, questo aiuta e completa la comunicazione. Spero di essermi spiegato, quindi non dobbiamo avere paura di raccontare come è stata ideata, vissuta e che cosa ci riproponiamo attraverso essa, anche se è spiegata può essere bella lo stesso.

Scusami Federico, a me neanche per un istante la foto che proponi ha dato l'impressione di una persona "abbagliata", anzi, tutt'altro: la mia lettura è quella di una persona fortemente concentrata sull'ascolto o in fase creativa. La parte geniale di questa foto è la postura del braccio, che sottolinea il momento solenne che il musicista sta vivendo tutto da solo, dentro di sè.
Poi magari ha davvero solo chiuso gli occhi per le luci. La bravura del fotografo sta anche nello scegliere, tra una serie di foto apparentemente simili, quella più espressiva e significativa, che implica una certa cultura e conoscenza del soggetto, sia esso un cervo o un musicista (Sibelius, non Cocciante :) )... :ciao:
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