Autofocus # 9 – Andrea Pizzal

Andrea Pizzal è un giovane ed affermato fotografo professionista, un artista di fama internazionale, specializzato nel campo del glamour, della moda e della pubblicità.
E’ stato nostro ospite lunedì 22 Maggio dalle 20:30 presso la sala riunioni del Palmanova Outlet Village.
Qui sotto potete ammirare alcune delle sue splendide immagini e leggere il testo del colloquio di Andrea con il pubblico e con il nostro Paolo Vercesi, presentatore della serata.

 

 

© Andrea Pizzal

Andrea Pizzal: Buonasera a tutti, sono veramente felice di essere qua. Vedo tra di voi delle persone che già conosco e questo mi fa molto piacere. Vedo anche molte persone che non conosco e questo mi fa ancora più piacere. Cosa andremo a vedere questa sera? Tempo fa quando il buon Luigino mi aveva chiesto se volevo fare una serata gli chiesi: “Luigino cosa portiamo?”, “Fa’ tu, magari porta un po’ di tutto”. Questa sera non ho portato uno degli ultimi lavori od una serie di foto particolari. Ho voluto impostare la serata su un percorso, un percorso che racconta la storia di una passione e come questa passione si è tramutata in un lavoro. Come ha anticipato Luigino, non ci saranno dei filmati ho portato delle foto che racconterò e spiegherò velocemente. Vi chiedo fin d’ora di mantenere l’incontro interattivo, alle serate a cui ho partecipato, sia come ospite che come spettatore, mi piacevano molto quelle in cui c’era un dialogo tra chi presentava le foto e chi era venuto per vederle.

AP: Cosa vedremo questa sera? Non nasco come fotografo. Nasco come insegnate, sono un docente di filosofia e lettere. L’insegnamento l’ho portato avanti per molti anni. Pur essendo stato sempre appassionato di fotografia, la vivevo solo come fruitore, fino a quando non mi sono detto di incominciare a realizzare qualcosa. Ho incominciato a studiare, dal punto fotografico sono un autodidatta, e ho incominciato dal ritratto. Appassionandomi subito ad un genere che, non dico sia il più difficile perché non sarebbe corretto, sicuramente è uno dei più complessi, ho incominciato con il glamour e con il nudo. È complesso perché si vanno a toccare delle corde molto personali, poi mettiamo anche il fatto che quando abbiamo a che fare con l’elemento umano, la fotografia che vogliamo realizzare è figlia anche del rapporto che si instaura con la persona, questo i ritrattisti lo sanno bene. Quindi nasco come fotografo di nudo, come molti di voi mi sono appoggiato ad un fotoclub della mia città (Caorle ndr) poi via via frequentando forum su Internet e quant’altro, poi piano piano ho avuto la possibilità e la fortuna di esporre alcune foto, alcuni nudi, in Sudamerica, in Francia, a Mosca, a Tokyo. Ovviamente questo ti dà una certa soddisfazione, da lì incomincia a nascere l’idea, e chi non ce l’ha avuta, nel trasformare la nostra passione in un lavoro.

AP: A poco a poco ho avuto la richiesta di alcune riviste per pubblicare delle foto, degli editoriali o le copertine delle riviste stesse e c’è stato questo passaggio. Fondamentalmente nasco come fotografo di nudo, poi via via nel corso degli anni sono passato alla moda ed alla pubblicità. Due cose diverse, direte. Sicuramente sì. C’è stato un passaggio assolutamente concreto, da quando si fotografa per piacere proprio seguendo una propria passione a quando questa passione diventa un lavoro, quindi si hanno dei tempi, dei committenti e si perde un po’ quel sano divertimento e quella sana spensieratezza che ci portavano a realizzare quello che volevamo.

AP: Questa sera, vedremo questo passaggio, ho portato una serie di fotografie glamour prima e poi di nudo, poi ci sarà il passaggio alla moda e alla pubblicità.

Paolo Vercesi: C’è qualche domanda dal pubblico prima di incominciare? No? Sono tutti ansiosi di vedere le foto.

[Visione foto glamour]

Lorenzo Gottardo: Scusa, magari la domanda sembrerà banale, ma quando viene commissionato un lavoro, il committente ti dà un’impostazione anche “artistica” oppure tutto è lasciato alla tua interpretazione.

AP: Quando un cliente ti chiama è perché ha già visto i tuoi lavori e gli piace il taglio che gli dai. Poi è assolutamente normale che a seconda della tipologia di foto che devono essere realizzate e lo scopo per cui devono essere realizzate si creano delle strategie che poi andranno a riversarsi sulla  tipologia di foto. Fondamentalmente ti danno delle indicazioni, poi è ovvio che la vivi, la costruisci e la realizzi a modo tuo. Io sono sempre molto attendo a lavorare con uno staff che conosco o che viene scelto da me. Quindi è una mediazione.

© Andrea Pizzal

LG: Quindi se in una certa foto devi mettere in luce una lingerie, o in questo caso credo sia un maglione, evidentemente l’oggetto che deve apparire dalla foto è il maglione. La modella, la luce, lo stile  devono far comparire l’oggetto.

AP: In questo caso il focus non era sull’oggetto, vedremo poi in altre foto un trend pubblicitario in cui in una foto di pubblicità di scarpe le scarpe non compaiono.

Pubblico: che Attrezzatura usi?

AP: Attrezzatura Canon, ma la marca è irrilevante, a parte il medio formato Hasselblad per una certa tipologia di foto, o con Canon o con Nikon cadiamo sempre in piedi. Personalmente lavoro con una 5D Mark II e obiettivi fissi, l’80% dei lavori che realizzo li faccio un 50 f1.4 oppure con un 70-200. Personalmente non sono un sostenitore accanito dell’iperattrezzatura, anche se c’è da fare un distinguo, per un paesaggista è necessario avere un certo di tipi di attrezzatura per portare a casa a il lavoro, anche la fotografia sportiva richiede un’attrezzatura performante con una messa a fuoco molto veloce e con delle caratteristiche che permettano di realizzare le fotografie in scioltezza.

AP: Per quanto riguarda la fotografia da studio o ritratto sono più importanti l’incisione e la qualità dell’immagine, le modelle non si muovo tantissimo quindi non c’è il problema della messa a fuoco. Ripeto, tranne in casi particolari, non sono un sostenitore della corsa all’ultimo modello e prima di cambiare attrezzatura mi pongo sempre la domanda: “La nuova macchina  fotografica quanto mi farà fare delle foto migliori rispetto alla precedente?”. Avere macchine che sfornano foto da 30-50 Mpx incomincia ad avere una certa importanza quando andremo a realizzare foto pubblicitarie che andranno a finire su cartelloni 6×9 (metri ndr), d’altra parte sappiamo benissimo che i cartelloni 6×9 non andremo a guardarli da un metro di distanza. Le foto pubblicitarie di grande formato le facevano anche più di dieci anni fa con macchine che avevano 4 o 5 Mpx e non mi pare che siano state delle brutte foto.

Pubblico: Quando nasce una foto? La immagini già prima?

AP: Personalmente sono molto preciso e puntiglioso sui mie lavori. Di solito non vado in studio con  la modella e “vediamo cosa scattare”, c’è un lavoro, c’è un grosso lavoro di preparazione a priori. Fondamentalmente, quando vado in studio le foto le ho già in testa, poi per un fatto di estrema correttezza verso la modella e lo staff , mi piace sempre tutti siano messi al corrente di cosa andremo a realizzare. Normalmente viene preparato uno story board, in modo molto preciso e dettagliato quando si tratta di editoriali moda, che coinvolgono l’uso di diverse tipologie di abiti, diverse acconciature e diversi trucci, in questo caso tutto deve essere preparato e programmato. Nel momento in cui sei là cerchi di realizzare un certo tipo di foto, poi la vedi e dici: “Non mi è venuta bene come pensavo”, passi ad un’altra, oppure vedi la modella in una certa posizione e realizzi lo scatto che non avevi pensato ma che ti piace. Penso che molti di voi fotografano,  sappiamo benissimo che nel momento in cui andiamo a scattare una foto sappiamo benissimo se è venuta bene o meno, dal momento in cui l’abbiamo scattata. Ritornando alla tua domanda, la risposta è sì, tutto quanto viene preparato prima di andare in studio. So che molti fotografi lavorano in un altro modo ma non credo che sia il modo migliore per porsi.

Pubblico: Tutte brutte eh?

AP: Le scegliamo apposta.

LG: La domanda provocatoria sarebbe quanto è importante la bellezza in questo tipo di foto.

© Andrea Pizzal

AP: Fondamentale. Parliamoci chiaro, quando parliamo di foto di glamour o di nudo, un po’ meno nella foto pubblicitaria in cui ci sono canoni e crismi un po’ diversi ed il discorso può valere meno, puoi essere anche Helmut Newton ma se hai una brutta modella potrai fare una bella foto di una brutta modella. La bellezza della modella, o del soggetto ritratto, fa metà foto perché in questo caso andiamo a muoverci su un terreno retto e sorretto dal piacere che ci dà l’impatto visivo con la foto che vediamo. Se parliamo, in una foto, di bellezza e di sensualità, è ovvio che una modella che è effettivamente bella va a rendere lo scatto molto più gradevole. Parlavo l’altra sera con qualcuno che è presente in questa sala e stavamo vedendo delle foto, possiamo avere 10 modelle diverse, stesse luci, stesso abito e stesso trucco, nel momento in cui andiamo a fotografarle otterremo 10 foto diverse. Perché l’elemento umano è assolutamente importante. Ovviamente non tutte le tipologie di modelle piacciono a tutti, per questa tipologia di lavori ognuno va a scegliere la modella che piace a lui. Nel caso di lavori commissionati si fa un casting, si selezionano delle modelle secondo certe caratteristiche, soprattutto estetiche, che devono avere. Tempo fa ho realizzato un servizio pubblicitario per una marca di gioielli, si cercava una modella bionda con gli occhi chiari e con delle belle mani. Abbiamo fatto un casting e la selezione che ho fatto è stata sottoposta al committente. La risposta alla tua domanda è certamente sì, una bella modella aiuta ad avere una foto migliore.

[Visione foto nudo]

AP: La fotografia di nudo implica, rispetto ad altri tipi di foto, delle difficoltà in più, per un fatto emozionale, o per qualcuno per un fatto morale. Molto semplicemente per un fatto di gestione della modella, che può essere una modella professionista o delle amiche che per piacere si prestano a farsi fotografare, comunque è molto importante il rapporto con la modella o il modello, per tutte le foto di ritratto. In altre tipologie di foto non c’è questo rapporto, ma il fotografo che si avvicina o che vuole avvicinarsi al nudo sa benissimo che il feeling che instauriamo con la modella è molto, molto importante. Il fatto di mettere a proprio agio le persone che andremo a fotografare, quando si realizza un progetto di nudo è molto importante mettere al corrente la modella di quello che andremo a realizzare. Renderli partecipi significa dire e far capire qual è il filo conduttore, le tipologie di posa, cosa vorremo trasmettere. Molto spesso si può pensare che il nudo sia solo un’esaltazione delle bellezza, fondamentalmente sì, non giriamoci tanto intorno andando a cercare messaggi che non ci sono, il bello del nudo è l’esaltare la bellezza, in questo caso femminile. Poi ci sono nudi e nudi perché ci sono fotografi e fotografi, personalmente i miei nudi sono assolutamente scevri, staccati che non hanno una componente sessuale. Anche nel momento in cui ci possono essere dei nudi espliciti non hanno quella patina legata alla sessualità ma invece sono legati alla bellezza, alla forma, alla geometria del corpo. Per me il nudo è un’esaltazione del corpo, è una cosa meravigliosa. Personalmente sono molto slegato dal discorso delle morale. Si sente spesso parlare di volgarità nelle foto di nudo, ma secondo me il brutto è volgare, una cosa bella non è mai volgare.

Felice Cirulli: Hai scelto quasi sempre sfondi neutri, è una scelta stilistica o una comodità?

AP: Lo sfondo neutro ci porta direttamente in uno scatto non ambientato. Fondamentalmente lo scatto in studio è sempre non ambientato a meno che non venga allestito un set per scatti pubblicitarie. Porta dei pro e dei contro. Nel mio caso sono sempre scelte volute, il fatto di scattare una modella all’interno di un ambiente rende lo scatto più semplice da gestire perché hai già un’ambientazione che va a riempirti il fotogramma. Nel nostro caso quando abbiamo degli sfondi completamente vuoti o neutri, come sono normalmente le foto da studio, tutta quanta l’attenzione cade e ricade sul soggetto perché non ci sono altri elementi. Ecco che allora il soggetto stesso con la sua posa deve reggere il fotogramma da solo.  Da una parte, se parliamo di fotografie di glamour e nudo, è un vantaggio perché abbiamo una maggiore pulizia

© Andrea Pizzal

stilistica, dall’altra dobbiamo gestire il tutto affinché la modella possa reggere da sola tutto quanto il fotogramma.

Luigino Snidero: Quanto fotoritocco c’è in queste immagini?

AP: Non tantissimo, la pelle è stata lavorata leggermente, c’è stato un leggero ritocco alle forme. Sappiamo bene che tutto quello che vediamo a livello fotografico, tutto, anche quello che appare sulla carta stampata è in parte o totalmente finto. È finto quanto il fotografo vuole che lo sia, poi a volte si arriva fino a degli estremi che non vanno bene.

LG: Credo che le immagini parlino ben di più di quanto l’autore dica. Guardiamo le immagini e le interpretiamo secondo il nostro lessico e le nostre capacità.

AP: Dici bene, quando guardiamo immagini di altri non possiamo sapere cosa voleva realizzare. Vediamo e percepiamo quello che noi vediamo. Ma come lo vediamo? Lo filtriamo attraverso noi stessi, la nostra cultura, la nostra percezione. Ognuno di noi è figlio della propria cultura e della propria storia, ognuno di noi ha delle percezioni diverse. Le stesse foto mostrare a persone diverse vanno a toccare fondamentalmente delle corde diverse. Questo è ancor più vero se andiamo a rapportarci, gestire, vedere o analizzare foto che comunque hanno una componente umana, quella “difficoltà”, complessità cognitiva che può avere una foto di nudo, ognuno di noi la filtra secondo il proprio essere.

LG: Prima hai citato Newton e io ci vedo molto Newton nelle tue foto con quelle geometrie e quelle modelle così allungate. Così la vedo io, perché ho questa formazione.

AP: In effetti hai visto giusto. Perché comunque Newton è uno degli autori che ho amato di più.

PV: Abbiamo visto quasi tutte le foto in formato verticale, è una scelta tua, imposta dai committenti oppure è una scelta naturale.

AP: Trattandosi di foto che rappresentano persone hanno uno sviluppo fondamentalmente verticale. Poi è anche una cosa un po’ nostra, personalmente faccio più fatica a realizzare in orizzontale un soggetto verticale. Diverso è il discorso pubblicitario, quando sappiamo che quel qualcosa che andiamo a realizzare avrà un posto in cui andrà a finire: una brochure, un cartellone stradale o una pubblicazione. In genere cosa si fa? Se non sappiamo come sarà impaginato, andremo a realizzare ogni singolo scatto sia in verticale che in orizzontale, è una cosa che normalmente si fa.

PV: Un consiglio per chi volesse cimentarsi in questo tipo di fotografia?

AP: Qua i consigli possono essere diversi e molteplici. Se parliamo di ritratto, come dicevo prima, abbiamo a che fare con un genere complesso, perché comunque abbiamo sempre a che fare con una persona, o delle persone, o comunque un elemento umano. È assolutamente fondamentale l’empatia, il grado di vicinanza che riusciamo ad instaurare con chi fotografiamo. Anche se si tratta di un semplice ritratto di una persona seduta su una sedia, i ritrattisti sono molto bravi nel far emergere l’anima. Molto spesso ci si trova prima e si parla. Conosci chi è il tuo soggetto. Questo vale per il ritrattista, nel nudo non è solamente l’espressione ma è anche il corpo che parla. La sensibilità ed il grado di vicinanza che riesci ad avere con il soggetto fotografato sono importanti. Nel mio caso li consiglio è di incontrare prima la persona che volete fotografare, se non abita troppo lontano. La cosa fondamentale che dico sempre sia quando faccio il corso che le serate è di cercate di mettere sempre la modella od il modello a proprio agio. Poi è ovvio ci sono delle persone con cui ci troviamo bene da subito, altre con cui ci vuole più tempo. Diverso è il discorso

quando lavoriamo con modelle alle prime armi o che stanno imparando, che “devono essere accompagnate di più”, da quando lavoriamo con modelle professioniste. Con le modelle professioniste è molto più semplice perché conoscono già il mestiere. Nei primi 10-15 minuti si fanno degli scatti di prova, si provano le luci e anche la modella incomincia a prendere il ritmo, è un po’ come ballare un valzer devi prenderla e portarla. Mettetele sempre al corrente di cosa si vuole realizzare.

AP: Faccio una parentesi su un aspetto di cui non vorrei parlare. Nel corso degli anni ho sentito modelle che me ne hanno raccontate di cotte e di crudi. Fotografi che le chiamano per fare una cosa mentre vogliono realizzare tutt’altro, foto di glamour e nudo che devono essere fatte in un modo che poi si vogliono portare verso altre cose. Qui non si parla più di fotografia, ne siamo ben lontani. In questo caso il consiglio che mi sento di dare è quello di essere sempre estremamente corretti. Si impiegano anni per crearsi non dico una reputazione ma una credibilità e si impiega veramente un istante per incrinare tutto. Stiamo parlando di persone e meritano sempre il massimo rispetto. Parlate con le vostre modelle, mettetele a proprio agio, Vogliono venire accompagnate? Non è mai un problema.

PV: L’ultima volta che hai fotografato un paesaggio?

[Risate]

AP: No, li faccio anch’io i paesaggi, sul serio. Qui ci sono delle persone che possono testimoniare che ho fatto anche dei paesaggi. Mi piacciono molto i paesaggi notturni. Non vorrei tirarmi addosso le ire dei paesaggisti che immagino essere diversi, però esci, metti il cavalletto, componi, imposti i diaframmi e scatti a quattro secondi. È un filino scura, aspetta che recuperiamo un po’ di luce a 5 secondi, etc. Personalmente dopo 15 minuti mi sono già stancato. Scherzi a pare manca un po’ quel rapporto con le persone, è un genere di foto che trovo meno coinvolgente rispetto al rapporto con delle persone. C’è anche da dire che quando facciamo una cosa per passione facciamo quella che ci piace di più. Attualmente lavoro con la moda e la pubblicità, dal cibo alle foto di interni, automobili, still life, gioielli, etc. Se devo scattare per me, per il mio progetto torno comunque al ritratto.

AP: Quello che abbiamo visto finora era legato al fatto emozionale, le foto con cui ho incominciato, con cui mi sono avvicinato alla fotografia quindi foto mosse dalla passione. Poi, come dicevo prima, ha incominciato ad arrivare qualche telefonata, una collaborazione con alcune riviste, una collaborazione pluriennale, durata 5 anni, con due riviste piuttosto grosse e conclusa da qualche mese. Perché si fa il passaggio dalla gestione di una foto artistica ad una foto di moda o pubblicitaria? Sono due cose completamente diverse anche se possono muoversi parallelamente. Con la foto artistica fondamentalmente non ci mangi, il mondo pubblicitario è quello che dà da vivere al fotografo, alla fine arrivi a fotografare di tutto, dalle dentiere per uno studio dentistico a pannelli 6×9 in uno shopping mall a Pechino. Cosa cambia? Non sei più tu a decidere, hai degli stilemi dei dettami, diventa un lavoro e come tutti i lavori ti carica di responsabilità che non avevi, prima era tutto solo e puro divertimento, condito con passione, studio e ricerca, liberi dal fatto di avere delle responsabilità per esempio di 10-12 persone che dipendono da te, perché alla fine sei tu il fotografo ed il committente vede il tuo lavoro. Se la foto piace o non piace, se la campagna pubblicitaria non centra l’obbiettivo, sei tu che hai presentato il lavoro al cliente. Quindi c’è stato questo passaggio via via graduale, passando da una tipologia di foto che dal punto di vista monetario ha molto meno mercato fino alla pubblicità.

[Visione foto di moda]

AM: Posso fare un’ultima domanda? La gestione delle mani, negli scatti più geometrici mi pareva, tutto sommato, molto semplice. Negli altri scatti mi sembra che la posizione delle mani sia piuttosto banale, mani nei capelli, sui fianchi, etc. Lei come fa?

AP: Ci sono delle pose “standard” semplicemente perché alcune tipologie di pose più di altre esaltano alcuni aspetti. In parole povere vengono meglio. Poi se si fanno solamente quelle tre o quattro pose, dopo un po’ stanca. Nella foto pubblicitaria, abbiamo visto, che c’è qualcosa di diverso anche se le pubblicità e gli editoriali moda seguono molto gli stilemi attuali, quali sono? Di avere delle pose completamente scomposte, la posa completamente scomposta porta ad avere dell’originalità nella costruzione dello scatto, oppure uno stilema che va ancora molto nell’alta moda è quello dell’avere delle pose molto composte. Avrai notato che ci sono diverse tipologie di foto in cui le modelle sono ferme come dei manichini, devono avere quella tipologia. Molto spesso il cliente vede una campagna che gli piace e vuole qualcosa che gli assomigli. Ovviamente deve assomigliare ma non essere uguale, devi filtrare quello che ti viene chiesto, addirittura a volte viene fatto vedere come esempio. Da una parte ci sono le solite pose, dall’altra rischi di più e vai con qualcosa di più scomposto.

ED: Posso farti una domanda su un problema sociale della moda? Moda e anoressia, qual è il tuo pensiero?

AP: Certamente è una cosa molto seria e richiederebbe altri tempi ed altre sedi. A costo di risultare molto stringato posso comunque dirti il mio pensiero. È ovvio che quello che vediamo sui giornali funge da esempio per molte ragazze e ragazzine che inseguono un sogno, partecipano a casting concorsi e quant’altro. È ovvio che quello che vediamo in TV e sulla carta patinata è un esempio. È rischioso avere certi eccessi perché ovviamente sappiamo che chi prende a modello queste modelle ha un’età molto giovane altamente influenzabile e quindi qualche rischio c’è. La moda è uno strumento, la pubblicità è uno strumento, come tutti gli strumenti possono essere usati bene o usati male. Personalmente a me piacciono le modelle magre e quindi le scelgo molto magre e longilinee. Negli ultimi anni ci sono stati alcuni esempi di modelle curvy, cioè delle modelle dalla taglia 52-54. Personalmente, e sono sincero, è più una provocazione perché nell’ambito del buonismo imperante non si possono mostrare solamente modelle magre ma bisogna far sfilare anche modelle curvy, anche se poi gli abiti non vengono prodotti in quelle taglie. È un modo per mettersi la coscienza in pace con l’opinione pubblica anche se poi alla fin fine non gliene frega niente. Il problema esiste e credo che dipenda da un’educazione che non insegna ad evitare di voler assomigliare a certe modelle.

Pubblico: Quali sono i passaggi che deve fare un fotografo per entrare in questo settore?

AP: Fondamentalmente devi conoscere qualcuno che ti dia la possibilità di pubblicare su riviste. Esistono molte riviste online che sono facilmente raggiungibili, esistono riviste sia online che cartacee, mentre le riviste grosse sono ancora solo cartacee. Con le riviste più piccole è più semplice. Il mio consiglio è di preparare dei progetti, degli editoriali, delle riviste e spedirle. Le riviste online di solito cercano dei lavori già pronti che solitamente non sono retribuiti. Per le riviste più grosse le cose sono più complicate.

Grazie a

Per l’ospitalità